sistema efficace di avvio dei servizi
Tra i metodi di avvio dei servizi, le vie per così dire “tradizionali” offrono i comuni script di avvio; non ha importanza che siano essi stile SystemV o BSD, presentano però alcune limitazioni.
- Poniamo caso che un servizio muoia, a prescidere dal motivo per cui questo debba accadere, è comunque un eventualità. Se questo servizio è importante, siamo anche tenuti a prendere delle contromisure ed installare sei sistemi di monitoraggio. Altra roba da installare e configurare.
- Gli script di avvio a volte permettono di interrogare lo stato dei servizi, ma questi possono essere ingannati (per esempio usando un kill - 9, le successive letture dello stato del servizio non rilevano che questo è terminato.
- Un sistema efficace di riavvio dei servizi è utilizzare inittab, che però richiede modifiche invasive ad un file abbastanza delicato del sistema.
D. J. Bernstein, conosciuto per essere l’autore di Qmail, ha scritto anche un pacchetto chiamato daemontools, che consiste appunto in un supervisore per l’esecuzione dei servizi.
Il supervisore avvia una istanza del servizio, semplicemente sulla base di alcuni link che trova in una specifica directory. Quando il processo muore, ne avvia un altro, senza chieder nulla a nessuno o aspettare conferme.
Un sistema molto più efficace dei soliti script di avvio, ed anche molto più leggero.
Maggiori informazioni all’indirizzo http://cr.yp.to/daemontools.html
Sistemisti contro Dio
L’Universo può essere visto come una battaglia fra i sistemisti, che cercano di realizzare sistemi a prova d’idiota, e Dio che crea idioti sempre più sofisticati.
Inutile dire che, per ora, Dio sta vincendo
iDoser: attenzione, giornalisti lobotomizzati!
Da qualche giorno va molto di moda, tra i giornalisti, parlare di questo iDoser, o come diavolo si chiama. Secondo loro, partendo dal noto fatto che le onde sonore sono in grado di stimolare il cervello, alcune particolari onde sonore dovrebbero avere l’effetto delle sostanza stupefacenti e la gente starebbe iniziando a drogarsi con i suoni. Alcuni suoni, con fra i 3 ed i 30 Hz, sarebbero in grado di raggiungere il cervello e di stimolarlo suscitando sensazioni ed emozioni… come le comuni droghe.
Iniziamo a fare alcune considerazioni:
- quelle frequenze non sono udibili dall’orecchio umano, quindi non è possibile che vengano trasmesse al cervello che quindi non può ricevere nessuna stimolazione;
- quelle frequenze non è possibile nemmeno che raggiungano il cervello pur essendo “non udite”; quello che voglio dire è che il timpano umano non è capace di vibrare a quelle frequenze, che possono essere percepite dall’uomo solo attraverso il tatto, in forma di vibrazioni;
- facendo un rapido calcolo, ed assumendo una frequenza di riferimento di 10 Hz, la velocità del suono è di 1224 km/h, equivalenti a 340 m/s; considerando qesti fatti un’onda a 10 Hz ha una lunghezza di 34 m. TRENTAQUATTRO METRI! Esiste uno strumento tecnologico in grado di riprodurre un suono con una lunghezza d’onda di 34 metri? La risposta è NO.
- i giornalisti (idioti) mostrano tutta la gente che “si droga” con gli auricolari, ma così facendo si contraddicono da soli. Gli auricolari non sono in grado di riprodurre quelle frequenze di cui parlano. Per avere una cassa in grado di riprodurre 30 Hz bisogna spendere almeno 2000 € per un subwoofer di fascia alta.
Ecco demolita in quattro punti una delle più grandi idiozie che abbia mai sentito e sulla quale i giornalisti ci stanno sguazzando come maiali nel fango. Quello che trovo sorprendente è la stupidità diq uesti giornalisti, che non si preoccupano nemmeno di verificare che quello che raccontano sia PLAUSIBILE. Questa storia sarebbe ridicola anche nel campo della fantascienza.
Spero davvero che vengano svergognati e che gli autori vengano radiati dall’albo dei giornalisti. L’informazione è qualcosa di prezioso per la civiltà, ma sempre più spesso si assiste a dimostrazioni di stupidità, e di mancanza di serietà, come questa.
Le persone che avrebbero il compito di informarci in modo da darci una visione seria e concreta del mondo, stanno invece facendo di tutto per sommergerci con queste idiozie e nascondono invece le vere notizie.
Western Digital WD7500
Ecco finalmente alcuni dati sui nuovi hard disk:
750 GB su tre piatti, con un tempo di spin-up di 13 secondi e 16 MB di cache.
Il costruttore dichiara 1160 MB/s in lettura da cache, ma io ne ho misurati 4460!
Il disco dovrebbe resistere ad un urto di 250 G da fermo, e da 30 G in funzione (complimenti a Maxtor che produce dischi che con 30 G si distruggono, anche da spenti).
Tutto questo con un consumo di 7,4 W in R/W e 4 W in idle
Hard Disk lento…? Cambialo!
Non che i miei vecchi dischi fossero proprio lenti… più che altro di due dischi gemelli in mirror uno si era rotto. È stato buttato e ne ho acquistati due nuovi.
La scelta è caduta su Western Digital, sulla gamma Green Power che dovrebbe consumare e scaldare poco, stando a quanto dichiarato dal costruttore.
La pagina del prodotto è questa…
…e la primissima prova che ho fatto è stata a dir poco eccezionale:
# hdparm -tT /dev/sdb
/dev/sdb:
Timing cached reads: 8930 MB in 2.00 seconds = 4468.58 MB/sec
Timing buffered disk reads: 220 MB in 3.03 seconds = 72.71 MB/sec
Direi che i numeri parlano da soli.
Un ultimo pensiero ai miei vecchi dischi: piuttosto che acquistare un altro Maxtor, in futuro, andrò a partizionare /dev/null
Yellow Drum Machine
Lo voglio!!!
HP fa da Babbo Natale estivo
Palo Alto (USA) - Lunedì 23 giugno la comunità Linux ha a disposizione un nuovo file system di livello enterprise, il Tru64 Unix Advanced File System (AdvFS), software di cui HP ha deciso di aprire il codice sorgente pubblicandolo sotto la licenza GPL2.
AdvFS è un file system journaled, ad elevate prestazioni, basato su strutture dinamiche che consentono agli amministratori di gestire il file system - incluse le operazioni di ridimensionamento, riconfigurazione e generazione degli snapshot - “al volo”, senza cioè la necessità di interrompere il servizio e chiudere le applicazioni. Oltre a ciò, AdvFS supporta sistemi di storage multi-device, bilanciamento dinamico dei file e dello spazio libero, e deframmentazione on demand o in background.
HP sostiene che AdvFS va ben oltre le capacità degli attuali file system standard per Linux, ext3 ed ext4, fornendo funzionalità più avanzate e vantando una maggiore maturità, specie nell’uso in ambito mission critical. In particolare, l’azienda afferma che AdvFS semplifica la gestione dei file e dello storage, supporta il backup online e fornisce un elevato grado di performance e affidabilità.
ccache: veramente utile?
Una delle discussioni a cui ho recentemente assistito riguardava l’utilizzo di ccache. Si tratta di un sistema di cache per il compilatore che, a detta dei suoi sostenitori, dovrebbe accorciare i tmpi di compilazione. In realtà sembra che i fatti non siano così…
Prima di tutto, in una situazione che potremmo definire normale, nella quale i sorgenti da compilare sono sempre diversi, la compilazione con ccache impiega un tempo maggiore rispetto a quella normale. La motivazione è semplice: ccache è indicizzata con l’md5 del file sorgente pre-processato ed il contenuto della cache è l’object-file risultante. Qaundo si compila, ccache deve ottenere l’MD5 di ogni file prodotto dal preprocessore, cerca nella cache, e se non trova nulla deve compilare e scrivere il risultato due volte. Non è un grande overhead, ma è comuqnue qualcosa.
Quando ci sono dei vantaggi? Quando si compila lo stesso file sorgente più volte; in questi casi il calcolo dell’hash, la ricerca nell’indice e la copia della cache impiega meno tempo della compilazione normale.
La domanda è: quando capita di compilare più e più volte lo stesso file? Quasi mai. Spesso di compila per aggiornare il sistema, quindi si ha a che fare con oggetti diversi.
Tralasciando anche questo dettaglio, la dimensione della cache è finita, ed i contentui vengono quindi sostituiti, per cui risulta anche difficile pensare che prima o poi quello che è nella cache ritornerà utile.
Sistema basato su Intel Atom
L’idea iniziale era quella di creare un sistema embedded. Quando mi sono trovato in mano l’hardware mi sono reso conto che non era prorpio quello che mi aspettavo: estensioni LM (Long Mode, ovvero supporto ai dati a 64 bit) e NX (no-exec, ovvero implementazione in hardware del bit di non eseguibilità sulle pagine di memoria), supporto ai set di istruzioni mmx, sse, sse2, sse3 e ssse3; architettura Hyper-Threading a singolo core e possibilità di indirizzare fino a 4 GB di memoria. Non è proprio quello che io ho in mente quando parlo di sistemi embedded, così ho optato per la creazione di un sistema tradizionale, seppur snellito.
Lo scopo è produrre un sistema che possa fare da piccolo server domestico.
- fase 1: una distribuzione “normale” inciamperebbe inevitabilmente nelle limitazioni strutturali di questa architettura, risultando così eccessivamente lenta e poco reattiva. È necessario un sistema compilato nativamente con alcuni accorgimenti, come ad esempio la possibilità di poter usare -march=core2 come parametro di compilazione per gcc, unitamente alla possibilità di usare tutti i 64 bit dei registri in modo nativo. Queste possibilità ci vengono date solo da gcc-4.3.1, per cui è necessario creare una chroot nella quale sviluppare un sistema gentoo basato appunto su gcc-4.3.1, glibc-2.7, profilo AMD64 2008.0/server.
Gli step necessari per questa operazione sono illustrati nei post precedenti [1] [2] e [3]. - fase 2: il sistema che abbiamo ottenuto va “scremato” facendo abbondante pulizia fra le USE flag, tenendo in considerazione che l’obiettivo è quello di costruire un piccolo server domestico abbastanza minimale.
- fase 3: una volta che il sistema è fatto con le flag che desideriamo è possibile eliminare alcuni pacchetti, inutili secondo il nostro fine, che vengono ereditati dal profilo; questo è possibile inserendo delle voci in /etc/portage/profile/package.provided. I pacchetti qui elencati non verranno installati, e se già installati potranno essere rimossi con un depclean.
- fase 4: sfruttando alcune caratteristiche di portage è possibile creare un’installazione a partire dalla corrente, estremamente pulita. Basta scegliere una directory nella quale creare il nuovo sistema, per esempio /mnt/gentoo e passare a portage alcuni parametri sulla linea di comando:
ROOT=”/mnt/gentoo” FEATURES=”nodoc noman noinfo” INSTALL_MASK=”*.h *.la” emerge -k system
Questo comando reinstallerà i pacchetti di system in /mnt/gentoo onettendo le man, la documentazione, le info, e tutti i files *.h e *.la
rinviato l’Aviolo
L’uscita al lago d’Aviolo programmata per il prossimo week-end è destinata a saltare. Manca la “guida”.
Se tutto va bene, ne approfitterò per cambiare destinazione ed andrò al rifugio Baitone, al quale si accede da Sonico, a dare un’occhiata. Si trova circa a metà dell’Alta Via dell’Adamello, e sarebbe un giretto interessante per la “perlustrazione” della parte centrale del sentiero.
Si trova fra i rifugi Gnutti e Tonolini, ed andando in direzione Gnutti, quindi muovendosi verso sud, si arriva al Passo del Gatto, davvero molto bello.