ricordi
Ricordo quello che vorrei ricordare; non riesco a dimenticare quello che vorrei dimenticare
Cicerone
Ricordo quello che vorrei ricordare; non riesco a dimenticare quello che vorrei dimenticare
Cicerone
Secondo la Chiesa, la morte cerebrale non è più sufficiente per poter dichiarare una persona morta. Questo è quanto scritto dall’Osservatore Romano martedì.
Peccato che così facendo, la Chiesa contraddica se stessa. Quaranta anni fa, con il Rapporto di Harvard, venne infatti modificata la definizione di morte, passando dalla condizione di arresto cardiocircolatorio, a quello di elettroencefalogramma piatto. A ben pensarci è anche ragionevole: un corpo può essere tenuto in vita artificialmente, mediante la stimolazione tramite impulsi elettrici simili a quelli emessi dal cervello… ma è proprio qui che sta il nocciolo della questione: nel cervello. È lui che comanda il corpo, che comanda tanto le azioni conscie, come i movimenti che compiamo, quanto quelle inconscie come il battito cardiaco o la respirazione.
L’assenza di attività a livello cerebrale, produce la morte. È ragionevole, ed ovvio, ritenere il cervello quale sede della vita.
Si sa, però, che la Chiesa non è ragionevole. Ora pretendono di andare ancora una volta contro alla scienza, con questa assurda teoria… l’aspetto interessante di questa vicenda è che non è stata data nessuna spiegazione, né presentata alcuna alternativa. Si tratta quindi di una posizione presa in modo secco, immotivato, e pure infondato, non molto distante dalle prese di posizione nei confronti di Galileo Galilei. La Storia testimonia che di queste panzane la Chiesa ne ha combinate a bizzeffe, e forse sarebbe ora che la Chiesa la smetta di occuparsi di politica, e ritorni a pregare il suo povero dio, che ormai poco è, se non uno spaventapasseri per menti deboli e persone ignoranti.
Nulla a che vedere con l’opera di d’Annunzio, ma è un titolo che mi è venuto in mente…
Succede inevitabilmente, nel corso della nostra vita, di perdere qualcuno. Amicizie o semplici conoscenze che vanno via via sfumando, o persone che ci lasciano. Al loro posto rimane un grande vuoto, a volte colmabile, come nel primo caso; altre volte no. È solo in questi momenti che ci fermiamo a riflettere su quello che stiamo facendo e ci poniamo delle domande, tipicamente su come sarebbero andati i fatti, su come sarebbe stata la nostra vita, se ci fossimo comportati diversamente.
Qualcuno direbbe che la vita è fatta di scelte, come direbbe non solo la pubblicità di un noto gelato, e nessuno può insegnarci a farle. Scegliere condiziona la nostra vita ed è ciò che ci rende vivi e ci distingue da buona parte di quello che ci circonda. Viviamo in funzione di quello che decidiamo di fare e passiamo la vita chiedendoci cosa sarebbe successo se avessmo agito diversamente. Questo non vuol dire pentirsi, o almeno… non sempre. Significa semplicemente, nella maggior parte dei casi,
mettersi in discussione e valutare ciò che siamo attraverso le nostre azioni.
Pentirsi di una scelta è una sensazione brutta, pessima. Fortunatamente in vita mia è successo pochissime volte; l’ultima stamane. Quando una persona non sta bene, andarla a trovare è il minimo che si possa fare, anche se questa non è nelle condizioni ottimali. Aspettare può voler dire perdere l’ultima possibilità di incontrare una persona cara.
Questa notte è successo a me, e non potrò fare altro che chiedere perdono in eterno per questa mia scelta.
Finalmente mi trovo qui a scrivere qualcosa sul mio viaggio a Roma.
Una persona può leggere quanto vuole, su questa città, ma finché non ci si ritrova, non può capire cosa significhi trovarsi nella città più antica del mondo, l’unica tra le grandi città della storia (Cartagine, Troia, Bisanzio, ed addirittura Atene) che non ha mai smesso di essere la grande città che fu nelle origini. Per Roma sono passate culture e civiltà come in nessuna altra città del mondo, ed ognuna ha lasciato un segno in essa. Basta osservare, in qualunque punto della città, per scorgere tracce dei diversi “mondi” che questa città ha visto. Osservando per terra, fra le rovine, si possono scorgere piccole pietruzze luccicanti, quelle che una volta erano marmi colorati, oggi sbriciolati…
E che dire del Vaticano, e San Pietro? Mai avrei immaginato tale e tanta magnificenza e grandezza, che nessun testo o fotografia è in grado di rendere in modo dignitoso.
Mai avrei immaginato di uscire da una Chiesa con un simile carico di sentimenti ed emozioni.
Mai avrei immaginato di venire sopraffatto dall’emozione, men che meno in un luogo simile.
I giorni a Roma, e soprattutto le notti romane, hanno lasciato un segno in me che non se ne andrà facilmente. Un ricordo stupendo, che farò del miomeglio per mantenere vivo.
Il Signore è il mio pastore, non vorrò nulla.
Mi fa stendere giù;
attraverso verdi pascoli mi conduce alle acque silenti.
Innalza la mia anima con coltelli lucenti,
mi fa penzolare da ganci in luoghi elevati.
Mi converte in cotolette d’agnello.
Sapete, lui ha un gran potere, ed una gran fame.
Quando il giorno verrà, noi umili,
attraverso grande riflessione e pacata dedizione
domineremo l’arte del karate.
Guardate, ci leveremo
e poi renderemo liquidi gli occhi dei bastardi
Il Signore rispose e mi disse: “Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà”.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.
“Ogni uomo prima di morire vede il Diavolo”
Proverbio inglese del 1560